Lucio in the sky

Giuseppe Chiarante - 30 novembre 2011

A Bergamo, negli anni '50

 

 

E' con profonda commozione che in un momento come questo ricordo gli anni così lontani in cui conobbi Lucio, strinsi con lui un'amicizia che sarebbe durata tutta la vita, avviammo insieme una comune ricerca culturale e politica che ci portò dall'iniziale esperienza nella sinistra democristiana di orientamento dossettiano all'impegno nel Partito comunista e più in generale nella sinistra italiana.

 

Ho conosciuto Lucio quando ancora eravamo ragazzi, a Bergamo, dove frequentavamo il liceo classico Paolo Sarpi, sia pure in classi diverse essendo Lucio più giovane di me di tre anni. Fu dunque in una città a larghissima prevalenza cattolica come Bergamo che compimmo i primi passi del nostro comune impegno politico, entrando nei Gruppi giovanili della Dc che erano allora fortemente influenzati da personalità della sinistra cattolica come Dossetti, Lazzati, La Pira.

 

Ma così io come Lucio avvertimmo ben presto la sollecitazione, che si manifestò con forza crescente nell'Italia degli anni cinquanta, a mettere in discussione il prevalente indirizzo conservatore dei governi dell'epoca e a dare una più coerente attuazione alla Costituzione repubblicana attraverso il recupero di un'intesa tra i partiti che avevano dato vita alla Resistenza e all'Assemblea costituente. In questo orientamento,  di grande stimolo fu il rapporto che - soprattutto dopo il nostro trasferimento a Roma come dirigenti giovanili democristiani - stabilimmo con Franco Rodano e il gruppo che già prima del '45 aveva dato vita al movimento dei cosiddetti «cattolici comunisti». E d'intesa con Rodano e i suoi collaboratori e con Melloni e Bartezzaghi deputati espulsi dalla Dc per avere votato contro il riarmo e contro l'Alleanza atlantica, promuovemmo il settimanale Il dibattito politico, impegnato su una linea di aperta ripresa del dialogo e della collaborazione con i partiti della sinistra.

 

Inevitabile, su queste basi, fu lo scontro con la segreteria democristiana, che aveva alla testa Fanfani ed era nettamente contraria all'apertura a sinistra. Io, che nel '54 ero stato eletto al congresso di Napoli membro del consiglio nazionale della Dc pur non avendo ancora 25 anni, fui espulso dalla Democrazia cristiana; Magri lasciò a sua volta quel partito e sviluppando sempre più sul dibattito politico il tema di una linea di rinnovamento civile ed economico del paese,  decidemmo nel 1958 di entrare nel Partito comunista, impegnandoci sin dall'inizio nel dibattito che già era aperto sull'esperienza di centro-sinistra, collocandoci su una linea più vicina a quella di Pietro Ingrao che alla destra capeggiata da Giorgio Amendola.

 

Cominciava così per noi una nuova esperienza politica, che ci avrebbe portato anche a posizioni diversificate, restando però sempre vivo il legame di solidarietà e di amicizia.

 

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