Lucio in the sky

Aldo Tortorella - 30 novembre 2011

Bisogna cadere per poter volare

 

 

La scomparsa di Lucio è un dolore grandissimo e più acuto perché moltiplicato dal senso di impotenza e di sconforto per non aver saputo come trattenerlo. Ma se è vero che ha ostinantamnte voluto andarsene, e che le esortazioni più affettuose alla fine non hanno potuto più nulla, non è vero che lascia un messaggio di disperazione. A chi, fallito ogni altro argomento, gli diceva che almeno per il rischio di questo malinteso lui, vero combattente, doveva tornare indietro dalla sua decisione, rispondeva che ciò che aveva da dire l'aveva scritto.

 

E infatti l'apologo de Il sarto di Ulm è la ripetizione del mito di Icaro: si sfracella al suolo, ma alla fine l'uomo imparerà a volare. Questo voleva dire e questo ha detto con tutta la sua vita. Se per quelli della generazione della Resistenza l'incontro con i comunisti, come accadde anche a me, fu quasi naturale perché erano i più numerosi e i meglio organizzati, per chi, come Lucio, aveva qualche anno di meno e cresceva nel clima dell'anticomunismo più esasperato, dei processi ai partigiani, delle scomuniche - e dello stalinismo - avvicinarsi al Pci fu una conquista intellettuale complicata e difficile.

 

E, ancor più, lo sforzo per modificarlo. Con uno statuto come quello che il Pci aveva allora,  ogni esplicito raggruppamento appariva una violazione della regola. La nascita del Manifesto fu il segnale che la regola era sbagliata, ma non avemmo la capacità di modificarla se non quando fu troppo tardi. Ci ritrovammo quando toccò a me, per incarico di Berlinguer, organizzare con lui la fusione del Pdup con il Pci. Era stato con me vice segretario del comitato regionale lombardo del partito quando io lo dirigevo. E fummo insieme per l'ultima battaglia del Pci.

 

Lucio non mi ha dato mai molto ascolto, né prima né dopo. Non mi ha dato ascolto neanche questa volta. Ma questa volta mi ha fatto soffrire.

 

 


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