Lucio in the sky

Loris Campetti - 30 novembre 2011

La passione del confronto

 

 

Mi ha molto addolorato ma non sorpreso la morte di Lucio. Il giorno della morte della sua dolce Mara mi telefonò per assicurarsi della mia presenza al funerale. «Vieni - mi disse - sarà anche il mio di funerale». Disperatamente ha deciso, in assoluta libertà, della sua vita e la sua morte. Lucidamente, anche, del resto non lo chiamavamo «il lucido»? La sua fine è una metafora della sorte toccata a tanta sinistra, o forse scelta.

 

Non è il nemico il male che ti uccide ma il peso di un fallimento, il fallimento d'un sogno concretissimo e straordinario. Al contrario è stato per altri, per grandi storie collettive e piccole miserie, non il fallimento del sogno uccide ma l'abiura, la negazione di sé e di ciò in cui si è creduto. Lucio non ha sopportato di vivere in solitudine due lutti: uno politico che avremmo dovuto elaborare insieme e l'altro privatissimo, non socializzabile.

 

Per il primo siamo tutti colpevoli, anche di non aver avuto la sua ostinazione. Ancora pochi mesi fa Lucio cercava il confronto su un punto che ci aveva divisi: il rapimento di Aldo Moro e la spaccatura tra chi sosteneva la trattativa con i suoi rapitori - il manifesto - e chi invece rivendicava la fermezza dello stato - il Pdup. Ricordo di quei giorni un'assemblea dentro lo stabilimento di Mirafiori, reparto selleria, centinaia di donne in sala e sul palco gli oratori, uno del Pci, uno del Psi, io e un compagno del Pdup.

 

Io avevo sostenuto la necessità di trattare, il compagno del Pdup la tesi opposta. A un certo punto un'anziana operaia in prima fila smise di fare la maglia, si abbassò gli occhialetti sul naso e ci fulminò: «Scusate, ma voi due non siete dello stesso partito?». Ne riparlai con Lucio, ci scherzai sopra e invece lui, determinato come trentatre anni prima, mi ripetè con impeto tutte le sue ragioni.

 

È uscito di scena, Lucio, nella forma che ha scelto e che evidentemente gli era più congeniale. Altri, come Federico Caffè, ci hanno lasciato senza tracce e senza messaggi, semplicemente scomparendo. Risparmiamo a Lucio Magri ipocrisie e moraline non richieste e inutili, teniamoci il nostro dolore e una solitudine accresciuta dalla sua uscita di scena.

 


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