Lucio in the sky

Arturo Zani (Cgil/Forlì)  - dicembre 2011

Un protagonista nella storia travagliata della sinistra italiana..... aveva la capacità di tenerci lontani dall'estremismo

 

 

E' poca cosa la mia, perdonatemi, la posto per un senso di affetto verso Lucio e la storia di tanti di noi. E' l'articolo che ho scritto un anno fa per il mensile "La Parola" diffuso nella provincia di Forlì-Cesena 

Il personale è politico si diceva negli anni '70. Lucio Magri è morto; suicidio assistito in una clinica svizzera. Ascoltando la notizia mi è salito “il magone”. Forse,per molti dei nostri lettori, questo nome dice poco. Non per me. La sua figura si è intrecciata con la mia vita giovanile e con la mia formazione politica. E' stato un protagonista nella storia travagliata della sinistra italiana.

Nei primi anni 70 mi avvicinavo alla politica, col Manifesto ed il PdUP. Ricordo la diffusione militante del giornale davanti all' ITI di Forlì, assieme a Robertino, che invece diffondeva Lotta Continua. Una stagione irripetibile. Fatta di discussioni che duravano ore, di passioni, di delusioni. Fuori e dentro le sedi, fuori e dentro le scuole. Ricordo la voglia di sfogliare “il manifesto” ogni mattina per leggere avidamente le analisi politiche. Cercavo subito le due sigle che amavo di più: la sua, appunto, LM e quella di Rossanda, RR.

Lucio aveva la capacità di tenerci lontani dall'estremismo. In quegli anni focosi era facile cedere alla retorica rivoluzionaria, essere sempre un po' più a sinistra. Lui riusciva sempre ad essere convincente, ti faceva rimanere inchiodato dentro la sinistra e fuori dal massimalismo. Sembrava si potesse fare la rivoluzione con la lotta di classe e la politica, senza la violenza e l'etremismo. Che nostalgia per quei “fondi” sul nostro giornale che, come si diceva allora, ti davano la linea.

Di lui si diceva che amava frequentare i salotti bene. Ma era diverso da come veniva descritto. Non era mondano, era generoso. Era rigoroso, colto e razionale. Da lui ho imparato l'amore per gli operai, per chi lavora in fabbrica. Ho imparato il gusto della democrazia dei lavoratori. Erano i tempi della FLM, del sindacato dei consigli. Erano i tempi delle più belle riflessioni di Trentin.

Una storia politica, la sua, segnata dalla radiazione dal PCI. Fu il prezzo della coerenza con le sue idee, con l'idea che il comunismo doveva essere libertà: libertà dal bisogno e dallo sfruttamento, libertà del pensiero e della parola. Insieme a Ingrao fu sconfitto all'XI congresso del PCI. Magri, Rossanda, Pintor e gli altri continuarono la loro battaglia di idee. Ingrao li abbandonò. Questo gli pesò. Lo stesso Ingrao scrive nel suo

“Volevo la luna”: “ Ricordo il giorno in cui preparammo l'intervento che avrei pronunciato al congresso l'indomani. Era con me Lucio Magri, un compagno di grande valore ... Terminammo di lavorare insieme alle 2 di notte … ma l'errore mio più grave venne più tardi, nel 1969: quando quei compagni diedero vita al “manifesto” … quando, giunti allo scontro in Comitato Centrale, votai a favore della loro radiazione … fu un gesto di tradimento verso quei compagni”. Magri però non ruppe mai il rapporto con Ingrao. Continuò a considerarlo interlocutore principale dentro il PCI. Percorse le strade del maggio francese quando scoppiò. Fu attratto dall'esperienza della rivoluzione culturale cinese, sapendone poi prendere le distanze. Il suo capolavoro politico, assieme agli altri compagni del Manifesto, fu di aver capito, meglio e prima di altri, la natura dell'URSS e dei paesi del socialismo reale. E fu proprio questo a costargli la radiazione.

Voleva unire la sinistra; voleva portarla a pensare un comunismo radicale, libero e felice. Negli ultimi anni si era ritirato. Si mise a scrivere la sua storia del PCI. E' il periodo nel quale si ammala e muore sua moglie. E' un dramma personale profondo. Scrive: “E' scomparsa la mia amatissima compagna, Mara: non solo un dolore ma un'amputazione di me stesso che non rimarginerà”. Arriva la depressione, intreccio di ragioni pubbliche e private. Scrive nel suo libro, evidentemente parlando di sé: “Per una persona anziana l'isolamento è dignitoso, ma per un comunista è il peccato più grave, di cui rendere conto... Il comunista solo, e arrabbiato, rischia il ridicolo se non si tira da parte”.

Questo era Lucio Magri. Il sarto di Ulm, personaggio di Brecht, ucciso dall'ambizione di volare, è l'epilogo della sua vita. Forse Lucio, un po' come il sarto, si è ucciso perchè voleva volare con la sua utopia e non c'è riuscito: voleva cambiare il mondo ma questo, ora, gli appariva talmente brutto da non essere più sopportabile.

Queste appariranno cose vecchie. Io ho bisogno di ricordarle, se n'è andata una parte di me.
 


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